La città di Torino è alla ribalta delle cronache nazionali: siamo tra le prime città ad autorizzare la dispersione delle ceneri dei defunti nelle acque del fiume.
Dopo le digressioni colte, dall'induismo alla tradizione del "sacro fiume" tra divinità pagane e neo-panteismo ecologista, incombe al cronista cittadino il prosaico compito di far capire ai cittadini il come avvalersi di questa procedura (in attesa dei fulmini dell'Arcivescovo).
In una lunga intervista al Vicesindaco Tom Dealessandri, il cronista chiede conto delle procedure. Disperdere le ceneri nel Po sarà facile, assicura il Vicesindaco, purchè ci sia "l'assenso del defunto o dei famigliari".
Il termine "assenso" significa "risposta", presuppone una sollecitazione; non risulta quindi chiaro come "il defunto" possa prestare l'assenso. Forse si tratta di una formulazione infelice, che sta a significare che ogni citadino può lasciare indicazioni nell'olografo sulle volontà in merito agli onori funebri che intende gli siano resi al momento della dipartita.
Oppure, significa che il Vicesindaco, non trovasse famigliari disponibili, è pronto alla necromanzia burocratica: "Spirito senza pace, se vuoi che le tue ceneri siano disperse nel Po, dacci un segno- sul modulo 122-g, seconda pagina, terza riga dall'alto". Per favore, non mettete nel Regolamento Comunale che "il defunto deve prestare l'assenso". Mi obblighereste a votare contro.
Dispersione delle ceneri a Torino, si o no?
Leggo con sorpresa di essere stato iscritto d'ufficio tra quelli contrari al nuovo regolamento comunale che consentirà di disperdere le ceneri dei defunti sul Po. Considero bizzarre e un po' teatrali queste cerimonie, visto che non siamo in India, e comunque estranee alla nostra tradizione da secoli (non includo, volutamente, né i Latini né i Vichinghi, che usavano le pire). Però sono favorevole a che il Comune consenta a chi lo desidera (e ne lascia esplicita volontà scritta) questo tipo di onoranza funebre.
Il Vescovo ha il dovere di esprimere la contrarietà della Chiesa ; io mi riservo il diritto di far notare che il catechismo della Chiesa Cattolica ha ammesso la cremazione (e ancora, " se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi") solo nel 1983, quando ormai una larga parte di cittadini optava in tal senso. Oggi, peraltro, la maggior parte dei funerali a Torino avviene per cremazione e non per inumazione.
Detto questo, e fatti i dovuti scongiuri, preciso che è mia volontà, quando sarà tempo, essere sepolto da cristiano e non da Indù.
Direttore responsabile Andrea Novarino
reg. tribunale di Torino n° 5930 del 17/01/06
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