Sul tavolo della saletta consiliare campeggiano uno spazzolino, un dentifricio, due saponette, un bagnoschiuma. E’ il kit pulizia destinato ai detenuti dell’Istituto di pena di S. Maria Maggiore di Venezia, e oggetto della conferenza stampa, promossa oggi a Ca’ Farsetti dal presidente del Consiglio Comunale di Venezia, alla quale sono intervenute anche la direttrice delle carceri veneziane, Gabriella Straffi, e la presidente dell’associazione “Il granello di senape”, Maria Teresa Menotto
Sono 300 i kit che da subito saranno consegnati ad altrettanti detenuti per l’igiene personale. “Di fronte ad una situazione di grave difficoltà, in cui non si riesce a rispondere a richieste elementari, io e i capigruppo consiliari abbiamo ritenuto opportuno accogliere la proposta avanzata da Maria Teresa Menotto presidente dell’associazione “Granello di senape” offrendo un contributo di 2mila euro per l’acquisto di prodotti di igiene personale - ha dichiarato il presidente del Consiglio. E’ un gesto simbolico che non pretende di risolvere questioni complesse ma è l’espressione della vicinanza della città ai problemi dei detenuti. E credo – ha aggiunto il presidente - che se ci fossero altre richieste di questa natura, il Consiglio comunale riconfermerà la propria disponibilità”.
Sovraffollamento, mancanza di fondi, carenza di agenti di polizia penitenziaria, , scarse occasioni di lavoro all’interno e all’esterno del carcere sono i temi toccati dalla direttrice delle carceri Gabriella Straffi e Maria Teresa Menotto del “Granello di senape”.
I dati generali della situazione carceraria nel Paese registrati lo scorso 10 giugno rilevano che ci sono 63.217 detenuti, di cui 31.332 in attesa di giudizio, Siamo tornati ai livelli di sovraffollamento censiti prima dell’indulto, anche se la popolazione carceraria è cambiata. “Tutti gli studi ci dicono - ha sostenuto Menotto – che non reitera chi ha potuto lavorare, frequentare progetti formativi, usufruire di un sostegno, ma per attivare percorsi virtuosi servono investimenti.
Straffi ha ricordato la situazione locale: “A Venezia il carcere di Santa Maria Maggiore può accogliere 111 detenuti; la situazione è tollerabile anche con una presenza di 245 ristretti, ma oggi con 320 carcerati le cose sono difficili soprattutto quando a ciò si aggiunge la mancanza di 30 agenti. Siamo tornati ai numeri di detenuti degli anni ‘80, solo che ora il 70% dei carcerati è straniero. Il sovraffollamento di per sé crea sofferenza, ma l’obbligo alla convivenza da parte di soggetti eterogenei per provenienza, cultura, abitudine, determina un ulteriore peso che abbassa il livello di sopportazione. Per questo l’atto della Presidenza del Consiglio comunale non è solo un bel gesto ma ha una valenza simbolica, di vicinanza delle Istituzioni. Spero nell’arco di due, tre mesi di poter concludere i lavori di ristrutturazione e aprire un nuovo reparto a S. Maria Maggiore”.
Direttore responsabile Andrea Novarino
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