Si è tenuta alla GAM di Torino un importante conferenza sul tema attualissimo dell’emergenza educativa e il responsabile della pastorale della cultura Don Ermis Segatti ha raccolto le preziose testimonianze di alcuni operatori del campo dell’educazione e dell’assistenza sociale oltre a quello del volontariato impegnato in questi ambiti. Sono intervenuti d. Domenico Cravero (Animatore delle comunità 'Terra mia') Organizzare la speranza. Il nuovo degli adolescenti oggi Paolo Bianchini (Ricercatore. Scienze della Formazione,Torino) Educazione del cristiano, educazione del cittadino. Padre Bianchini (ricercatore di Storia dell’Educazione nelle Scienze della Formazione di Torino) Educazione del cristiano e del cittadino ha ricordato un testo costaricano in cui si rammentava agli educatori di: “formare persone e non schiavi, viandanti e fratelli servili e non sistemati e capi, cercatori di verità e poeti e non pragmatici, audaci e coraggiosi cittadini e non spettatori, persone inquiete che cercano il bene e non legulei, evangelici e non cartomanti di relazione…” In rappresentanza del Comitato dei 150 anni dell’Unità d’Italia ha partecipato alla riunione anche il presidente del Consiglio Regionale Gariglio che ha menzionato come attraverso la legge 32 del 2006 si garantisca la promozione dei sentimenti religiosi e del turismo religioso con il valore storico, evangelizzatore ed innovatore dell’opera dei santi sociali nel suo importante fattore con celebrativo nell’occasione della prossima ricorrenza. Anche Don Cravero del centro “Terra mia” ha ricordato come l’esigenza di fondo sia riuscire a fornire speranza in un contesto d’indifferenza, seguendo l’esempio dei santi sociali interpretarono l’azione politica come orizzonte di speranza che trasformava le periferie delle città da luogo di disperazione in luoghi dell’aiuto reciproco e di una comune azione di costante partecipazione sociale. A nome del centro B. Longo sono intervenuti anche alcuni educatori di strada (in particolare Salvatore Passari) che hanno ricordato come il distacco tra il paese reale e quello rappresentato dai media e dalle istituzioni vada colmato, come ai tempi di Don Bosco, con opere e investimenti per l’educazione di strada, onde effettuare quella prevenzione che se assente obbliga gli organi dello stato ad intervenire con la repressione: l’esigenza di educare nella globalizzazione, definita come società caleidoscopica dal punto di vista etnico, che impone di conoscere e relazionarsi nella diversità, per creare delle alleanze educative, come ha ricordato Luca Vigliocco intervenuto in rappresentanza dell’AGESCI.
Mentre Antonio Gullusci (operatore teatrale) ricordando alcuni episodi della vita di Don Bosco, santo la cui azione importante viene continuata nel territorio dai Salesiani e dai loro ambiti oratoriali e d’impegno sociale, nell’esigenza di portare nuovi modelli di progettualità che conducano all’utopia comune di una società che dovrebbe divenire sempre più comunità educante (educarsi educando). L’associazione “Interdipendence” che con due rappresentanti a pubblicamente ringraziato dal palco l’opera di grande lucidità intellettuale e valore culturale svolta in essa dal Prof. Segatti per compiere un cammino di empatia spirituale in direzione interreligiosa che anima comunemente l’intenzione di trovare analogie più che differenze teoretiche all’interno dell’esperienza religiosa in particolare, con l’intenzione di paragonare l’esperienza mistica occidentale con quella dei tibetani in India dell’istituto di Varella e il Dalai Lama, ad esempio.
L’esigenza di mettere in contatto sofferenze materiali e anemie valoriali e spirituali intende creare nuovi orizzonti che ispirino anche vocazione di ricerca di un senso profondo dell’esistere. La valenza politica e l’importanza dell’educazione trasmessa dall’uomo alla collettività ha visto sin dal 1700 la collaborazione tra Stato (allora non unitario) e Chiesa nello studio di come “ammaestrare” i sudditi per ottenere comportamenti adeguati, con la religione che incutendo il timor di Dio ottiene una funzione educativa: “Il timor di Dio è principio di vera sapienza”, mentre successivamente l’educazione civica, tanto in voga nel periodo delle rivoluzioni, pone i religiosi e il fattore morale ai margini, per poi riconoscerne di nuovo la funzione sociale con la legge Boncompagni del 1848, con l’introduzione della Messa nella ritualità scolastica, ed anche nel periodo della propaganda per l’Unità del paese si sente l’esigenza di far coesistere (sin dall’800 è quanto espresso da S. Antoniano). La situazione muta negli anni dell’influenza culturale positivista con al ministero dell’Istruzione dei massoni per loro natura anti-religiosi, senza il prevalere di elementi sovversivi si giunge alla nota legge Coppino (ministro albese che porta l’obbligo dell’istruzione nel 1877 dai 6 ai 9 anni, essendo massone) in un clima che prevede l’allontanamento dei religiosi e dei simboli collegati dalle aule scolastiche, per il positivista Gabelli si deve mantenere in queste solo il ritratto del Re, mentre la religione è opzionale, questo dura sino al 1920 con la riforma Gentile che è lo strumento di pacificazione tra lo Stato e il Vaticano, con il Fascismo che considera la religione obbligatoria dall’elementari (diventando opzionale solo nella scuola secondaria), anche se la conoscenza principale è per lui data dalla Filosofia che intende inserire il fattore religioso nella struttura della società (rimandiamo al famoso testo di Gentile “Genesi e struttura della società”) e, di seguito, lo scontro laici-cattolici prende spunto dalla riforma gentiliana che prevede una funzione civile e sociale della nostra religione e che si è perennata attraverso il Concordato e la riconoscenza di tale funzione da parte del nostro Stato sino ai nostri giorni, con l’eccettuazione del fatto che la disciplina è divenuta facoltativa. Questo è stato l’excursus compiuto da A. Tomasetto per fornire una base storico-evolutiva al rapporto tra l’educatività e i suoi promotori laici e religiosi. Quindi è intervenuto L. Fortunato esponente della comunità Giovanni XXIII in cui ha operato sino a poco tempo fa Don Benzi con 200 case in Italia e altre in altri continenti, operando egli specificatamente nella Comunità Betlemme di Mondovì che comprende anche delle scuole. Di fronte alla fragilità che porta all’aumento di problemi quali droga e prostituzione giovanile occorre comprendere come la provocazione spirituale porti ad andare oltre la trasgressione, secondo l’insegnamento di Don Benzi che ricordava “ No n si fa per carità quello che va fatto per giustizia…”, anche nella morale laica si deva avere il gusto di rinunciare a tutto per recuperare tutto….. Dopo 20 ani di volontariato operativo in Africa l’esponente della comunità di Don Benzi ha ricordato come le prostitute sono aiutate dagli operatori in strada che le avvicinano con una provocazione spirituale proponendo un’educatività che è fedeltà al Vangelo, per un livello di vita più umano e in un cammino di ricerca comune, elementi condivisi e ben commentati anche da due educatori di strada che operano nel gruppo Abele facente capo al noto Don Ciotti, molto impegnati nel sociale, in aiuto dei tossicodipendenti in particolare. Quindi un esponente delle scuole Cristiane ha ricordato come la guida dei Santi sociali vada illustrata come acquisitiva senza escludere, ma integrando le realtà attive sul territorio, ora come allora il percorso in due o tre tappe variabili logistiche coglie le espressioni nell’incontro tra le varie culture, come nell’Ottocento era per i Santi sociali il superamento dell’opposizione tra ricchi e poveri E’ intervenuto infine L. Messina del gruppo “Doposcuola amicizia” cha ha parlato della sua esperienza di volontariato contro il disagio giovanile per aiutare i ragazzi a inserirsi e a crescere in ambienti sani (interventi mirati con lezioni personalizzate e collaborazione tra la scuola e i servizi sociali), attraverso gite, feste e vari soggiorni i gruppi culturali che si occupano anche della formazione dei volontari e fungono da supporto psicologico per essi e come funzione mediatrice per gli extracomunitari in collaborazione tra laici e l’associazione delle suore di San Vincenzo. I volontari sono sia giovani che lavoratori pronti a divenire figure essenziali come adulto di riferimento per adolescenti che cercano disperatamente una piccola paghetta premio che gli insegna anche il valore del risparmio.
Direttore responsabile Andrea Novarino
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