MetropolNews

20:1301032021

Ultimo Aggiornamento01:04:45 PM GMT

Back Attualità Attualità Michele Misseri parla a "Quarto Grado La Domenica "

Michele Misseri parla a "Quarto Grado La Domenica "

Michele-Misseri-a-Quarto-Grado
In attesa della Sentenza in Cassazione sull'omicidio Scazzi , Michele Misseri parla a "QUARTO GRADO La Domenica"

: «Penso che Sarah mi abbia perdonato»

«Sono uno che non si sfoga, ma quel giorno sono esploso e purtroppo è incappata quella poveretta: se fosse stata mia figlia penso che avrei fatto lo stesso»

«Sabrina e Cosima in carcere da innocenti... io vivo come fossi con loro: gli scrivo tutte le settimane, ma non mi rispondono perché stanno soffrendo»

Al centro della prima puntata di "Quarto Grado - La domenica" – nuovo appuntamento nell'access prime-time di Retequattro al via il 19 febbraio, alle ore 20:30, un'intervista esclusiva a Michele Misseri, l'uomo coinvolto, insieme alla moglie Cosima Serrano ed alla figlia Sabrina, nell'omicidio della nipote tredicenne Sarah Scazzi, uccisa il 26 agosto 2010 ad Avetrana (Taranto).

Il 20 febbraio, la prima sezione della Cassazione si esprimerà su questa vicenda con la sentenza definitiva. In primo grado, alle due donne è stato inflitto l'ergastolo con l'accusa di concorso in omicidio volontario premeditato aggravato, mentre Misseri è stato condannato ad otto anni di reclusione per soppressione di cadavere e inquinamento delle prove. In Appello, entrambe le condanne sono state confermate.

Di seguito, la trascrizione dell'intervista , realizzata da Alessandra Borgia, a Michele Misseri che vive occupando solo una stanza della sua abitazione, la cucina.

Giornalista: «Ha coperto tutto, Michele. Ha alzato un muro...».

Misseri: «Sì, non voglio vedere niente... voglio stare come un carcerato».

G: «In casa sua».

M: «Sì: questa è la stanza che occupo io».

G: «Di tutta la casa, lei occupa solo questa stanza. Qui c'è il letto in cui dorme...».

M: «Qui c'è il letto, la tv... non occupo più nessun'altra stanza».

G: «Mangia qui?»

M: «Sì, sì».

G: «Tutta la sua vita è qui».

M: «Sì. Qui scrivo tutto quello che faccio: questi sono i diari che faccio io; gli altri li ho già conservati».

G: «C'è scritto "Cosima 5 anni più 2 mesi da innocente", "Sabrina 5 anni e 10 mesi da innocente"... "Il mio diario della speranza"?»

M: «Sì... è una speranza... "il mio diario della speranza"».

G: «Appunta tutto, qui».

M: «Ogni giorno».

G: «Lei scrive ogni giorno?»

M: «Sì, ogni giorno. Su una pagina, qui, ci sono quattro giorni...».

G: «Ha scritto: "Povera Sarah, io penso che Sarah mi abbia perdonato"».

M: «Questa è la mia convinzione. Se devo dire la verità, penso che Sarah mi abbia perdonato».

G: «Sarah ritorna un po' ovunque, lei scrive sempre di Sarah».

M: «Sì, all'inizio scrivevo molto più su di lei».

G: «Qui lei ha scritto nel giorno di San Valentino. Cosa ha scritto, a Sabrina?»

M: «Sulla lettera ho scritto quello che dovevo scrivere».

G: «Ogni quanto tempo lei invia le sue lettere a sua moglie e a sua figlia?»

M: «Ogni settimana».

G: «Com'è, vivere così?»

M: «Brutto. Deve succedere, una cosa del genere, per crederci. Bisogna metterci la coscienza per capire quanto sto soffrendo io, nessuno mi vuol credere, però non si vede».

G: «Si ritiene un uomo forte?»

M: «Non so se sono forte, non mi sento di essere forte».

G: «Lei è disperato perché le donne della sua vita non stanno a casa?»

M: «Fossero colpevoli, almeno. È inutile che mi dicano: "Adesso stai bene, le donne non sono in casa". Le donne, a me, non hanno mai dato fastidio».

G: «Però comunque stava bene in casa, non viveva male, aveva dei problemi con sua moglie...».

M: «Avevo problemi perché con mia moglie non parlavo... si accumulavano... sono uno che non si sfoga, mi tengo tutto dentro, poi quel giorno sono esploso. Purtroppo è incappata quella poveretta, ma se fosse incappata mia figlia penso che avrei fatto lo stesso».

G: «Quel giorno lei avrebbe potuto fare quel tipo di gesto con chiunque?»

M: «Sì».

G: «Si sta punendo?»

M: «Punisco me stesso... non è giusto quello che i giudici stanno facendo loro. Condannare due innocenti è facile, facilissimo».

2A PARTE dell'intervista vi svolge nel garage, la supposta scena del crimine, Misseri ha costruito una specie di "altarino" con foto di Sarah.

M: «Sarah era così. Qua è un po' truccata, è meglio di quella che sta al cimitero».

G: «Quindi, quando lei vuole pregare viene qui in garage».

M: «Sì».

G: «Però sapere che tutto è successo qui, da come ha spiegato...».

M: «Lo so, però di fatto io la bacheca (l'altarino, ndr) l'ho fatta qui».

G: «Dove è successo, esattamente?»

M: «Qua, da questa parte».

G: «Quando è da solo, qui...».

M: «Ci ho fatto l'abitudine, adesso. Prima non volevo scendere, poi ho cominciato a farmi forza».

G: «Non rivede tutta la scena, quello che è accaduto?»

M: «Sì, mi sembra come se fosse stato ieri».

G: «Lei ricorda tutto?»

M: «Ricordo solo quando è suonato il cellulare che Sarah aveva in mano... il cellulare è caduto a terra e si è aperto. Ma mi dovete fare questa domanda: se Sabrina avesse ucciso Sarah, con Cosima, perché avrebbero dato a me il cellulare, per farlo riapparire in seguito? Penso che non me lo avrebbero dato. Hanno pensato a troppe cose, ma la cosa principale non l'hanno pensata».

G: «Che sia stato lei».

M: «Sì. Questo è».

G: «E non sa neanche perché».

M: «Ho detto sempre: "Non ricordo il momento... ricordo quando ho preso la corda, ma non ricordo quando l'ho stretta". Non so nemmeno quanti minuti... quando è suonato il cellulare, ho mollato ed è caduta per terra. C'era un compressore uguale a questo. Per questo dicevo: "Dovete vedere sul compressore, se c'è qualche cosa". Invece dice che non hanno trovato niente, da nessuna parte hanno trovato niente. Sarah ha fatto anche la pipì, perché ricordo che era bagnata quando l'ho presa... la pipì doveva stare a terra...».

G: «Doveva stare qui, però».

M: «Dice che non hanno trovato niente... non lo so. Tutto quello che sto dicendo adesso, però, è fumo... non servirà a niente... ormai è andata così. Devo pregare Dio che mi venga qualcosa, che poi veramente la faccio finita».

G: «Se la Cassazione dovesse confermare la condanna?»

M: «Non cambierà nulla. Se mi ammazzo, faccio più male a loro che a me stesso. Anche se loro non mi scrivono, io scrivo loro... sono presente. Le lettere le leggono, ma io non ne ricevo. Però so io quello che sento dentro di me. Loro stanno soffrendo, in carcere. Per questo non mi scrivono».

G: «Perché piange?»

M: «Piango perché so che soffrono... soffro anch'io perché non mi credono. Loro stanno soffrendo, per questo io sto chiuso lì dentro: voglio stare in carcere come stanno loro».

G: «Pensa di averle deluse?»

M: «Le ho deluse, sì... perché non se lo sarebbero mai aspettate, che io potessi fare una roba del genere. Ma nemmeno io me l'aspettavo. Mi dispiace. A me interessa che Dio sappia che dico la verità e anche che Sarah sappia che dico la verità. Se le cose andranno come penso che andranno, Sarah non avrà nessuna giustizia. Se m'incolpano di occultamento di cadavere, a me non cambia niente. Ma non cambia niente nemmeno a Sarah, perché stanno in carcere due innocenti! Due innocenti!»

Ultima modifica 20 Febbraio 2017
Valuta questo articolo
(0 Voti)