Federico Moccia ha presentato a Torino il suo ultimo film “Scusa ma ti voglio sposare” il seguito di “Scusa ma ti chiamo amore”, pellicole fortunate al botteghino.
Nella sua ultima fatica cinematografica Moccia prosegue la storia tra il trentanovenne Alex, Raoul Bova, pubblicitario di successo e la giovanissima Niki, Michela Quattrociocche, di cui Alex è innamorato nonostante la differenza di età, capisce che è lei la donna della sua vita.
I due protagonisti del film, sono giunti in questi giorni a Torino per il lancio pubblicitario della pellicola sono stati accolti da un bagno di folla, in maggioranza femminile, urli e applausi rivolti principalmente a Raoul Bova.

Federico Moccia in questi anni si è trasformato in una macchina che produce successi commerciali a ripetizione, romanzi, diari, film sfornati con regolare scadenza.
“Continuo a sentirmi vicino ai ragazzi, afferma Moccia, perché dentro di me mi sento giovane come loro. Scrivere, per me , vuol dire libertà, vuol dire fare un lavoro con passione. Anche in quest’ultimo film la differenza di età tra Alex e Niki non si annulla, non sarebbe possibile ne giusto.
I nostri protagonisti, prosegue Federico Moccia, faranno i conti con i sentimenti ma anche con le paure , le distanze, le incomprensioni, che minacciano la loro vita di coppia tenendo sempre presente che il matrimonio è sempre una festa.
Non parlo, dichiara Moccia, della cerimonia, ma una festa del cuore, della gioia di essere insieme per iniziare un nuovo cammino”.
Durante le riprese del film lo scrittore-regista romano dichiara di aver accettato alcune critiche e consigli che gli hanno rivolto i ragazzi , principalmente sullo slang giovanile “Non avendo più la loro età, non riuscivo a comprendere cosa intendessero quando dicevano: Scialla”.
La colonna sonora di “Scusa ma ti voglio sposare” è degli Zero Assoluto, il film è distribuito nelle sale dalla Medusa.
Un rimprovero amichevole rivolto a Moccia è quello di essersi troppo assuefatto negli anni alla linea commerciale della sua produzione, dai plausi degli esordi, ai mugugni di oggi.
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