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Mel Gibson alla Mostra del Cinema di Venezia

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La Mostra del Cinema di Venezia presenta fuori concorso “Hacksaw Ridge” di Mel Gibson
 
Sono passati ventuno anni dall'ultima apparizione di Mel Gibson alla Mostra del Cinema di Venezia, allora curava la regia del film Braveheart che venne premiata in America, evidentemente il Lido porta bene
agli Oscar. Il regista americano è apparso roccioso, solido, monumentale, sempre pronto alla battuta, col viso avvolto da una folta barba grigia, braccia muscolosissime tipo guardia da football americano, con l'aria apparentemente pacificata col mondo. Gibson ha presentato fuori concorso, il film Hacksaw Ridge storia vera del soldato Desmond Doss primo obiettore di coscienza premiato dal Congresso degli Stati Uniti con la più alta onorificenza militate: la medaglia d'oro.
Arruolatosi volontariamente nell'esercito americano durante la seconda guerra mondiale, nel 1942, Doss si rifiutò di portare qualsiasi tipo di arma sia in addestramento che in battaglia, rischiando la Corte marziale, in quanto appartenente alla Chiesa Cristiana Avventista del settimo giorno e si dedicò esclusivamente come medico al soccorso dei feriti cercando di salvare il maggior numero possibile di soldati. Assegnato alla 77a Divisione di fanteria, prestò servizio nel teatro di guerra del Pacifico, sull'isola di Okinawa dove avvennero gli episodi più cruenti della guerra e salvò, da solo, 75 vite umane senza sparare un colpo. Il film è un atto dovuto nei confronti dell'eroe che concepiva la violenza della guerra come l'esatto contrario dei valori morali e religiosi cui si ispirava. Dice Gibson “In uno scenario cinematografico traboccante di supereroi inventati è arrivata l'ora di celebrarne uno vero”.
Lo interpreta l'attore Andrew Garfield, viso da ragazzo della porta accanto, che ben rispecchia il volto pulito e semplice del vero Desmond Doss. Gibson parte da lontano, dall’infanzia di Desmond, segnata da un’istintiva violenza, che per poco non costò la vita del suo amato fratello; da allora il nostro non ha più smesso di pensare al comandamento “Non uccidere”.
Da notare che Desmond decide di arruolarsi, nonostante debba lasciare una fidanzata adorabile, interpretata da Teresa Palmer (presente al Lido col pancione), nonostante suo padre, l'attore Hugo Weaving, sia un ex-soldato, interiormente distrutto, reduce dalla prima guerra mondiale e nonostante il capitano (Sam Worthington) e il sergente (Vince Vaughn) della sua unità lo reputino inadatto per stare al fronte perché troppo mingherlino.
Afferma Garfield: “La cosa fantastica di Desmond è che era un uomo davvero semplice. Aveva delle convinzioni nel suo cuore: sapeva che non voleva uccidere nessun uomo e che voleva servire la sua patria e ha trovato un modo fantastico di farlo”.
 

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Certo il film trabocca di sangue e fiamme, insiste su cadaveri sparsi, carneficine di ogni tipo, crani fracassati in una spettacolarità drammatica spesso eccessiva. I principi etici pacifisti e religiosi, ripetuti a iosa ai limiti della retorica accompagnano una storia che comunque meritava di essere portata sullo schermo. “Quando si filmano scene di conflitti, bisogna essere chiari, espliciti, altrimenti si rischia di non risultare convincenti” afferma il regista americano.
Chi conosce Gibson è abituato alle coreografie di forte impatto, caos e confusione, crudeltà ed efferatezza. Basti pensare alle scene di guerra dei patrioti scozzesi affamati e soverchiati nel numero e di massacri rappresentate in Braveheart o al crudo e violento realismo del film La passione di Cristo del 2004, oppure al tanto discusso Apocalypto del 2006 infarcito di torture, animali e uomini sventrati, sacrifici umani, belve feroci. “La cosa più importante per le scene di guerra è essere chiari con il pubblico”, spiega Mel.
Gibson con questo film veneziano torna dietro la macchina da presa a riproporre le tematiche a lui più care. Le imprese eroiche, la fede intesa sia come religione, che come qualcosa in cui si crede fermamente, la coerenza con i propri ideali al di là di tutto e di tutti. La reazione dello spettatore è istintiva e l'approccio del film, come accade con Mel Gibson, non è mai “politicamente corretto”.
 
Negli ultimi anni il regista ha attraversato un periodo turbolento tra accuse di razzismo e sessismo, denunce per maltrattamenti, processi in tribunale nel 2011, minacce di morte via telefono. Ancora nel 2014 Mel Gibson è stato nuovamente accusato di aver rivolto insulti antisemiti ad un agente di polizia, è anche finito in una clinica per curarsi dalla dipendenza dall'alcool.
 
Pierluigi Capra
 
Fotografie di Corrado Corradi
Ultima modifica 26 Settembre 2016
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