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Rocco Papaleo nel film "La Voce”

papaleo“A distanza di cinque anni dall’inizio delle riprese, effettuate a Reggio Calabria e Cosenza negli ultimi mesi del 2008, vede finalmente la luce il film “La voce” con interpreti del calibro di Rocco Papaleo, Antonia Liskova, Franco Castellano e tanti giovani attori calabresi per la regia di Augusto Zucchi. Il film – annuncia l’ex presidente della Calabria Film Commission,

Francesco Zinnato – sarà presentato come evento il prossimo 14 dicembre nella serata finale del “Courmayeur noir in festival” grazie alla società Produzione Straordinaria che, su incarico del  Ministero dei Beni Culturali, ha completato la produzione dell’opera”.
Si tratta di un film – commedia, con i toni del triller, che narra la storia di Gianni (l’indimenticabile Alighiero Noschese, definito da Federico Fellini “ladro di anime”), un imitatore dallo straordinario talento e dalla multiforme individualità artistica: solo pochi minuti per cogliere la qualità di una voce e saperla riprodurre con un’esattezza strabiliante. Non imita da ma diventa l“altro”.
La modesta vita di Gianni viene sconvolta da un insolito fatto: la morte di un ministro; notizia che non deve assolutamente trapelare in quanto avrebbe dovuto firmare il giorno dopo un’importante decreto.
Gianni sarà contattato per imitare la voce del ministro al telefono e fare in modo che il decreto venga firmata dal sottosegretario e, in cambio, gli si offre il sicuro successo artistico televisivo. Gianni accetta e comincia a mietere successi in tv, ma parallelamente si trova ad essere coinvolto in strani e loschi giri. Per arrivare a condurre un importante varietà televisivo deve prestare il suo talento a strani personaggi che conducono operazioni poco pulite.
Con orrore, durante l’imitazione scopre che sta compromettendo la vita di Jenny, la donna che ama; ma ormai è troppo tardi! E proprio durante lo show televisivo Gianni dissociato e distrutto psicologicamente smaschera le sue malefatte attraverso l’imitazione di chi a queste malefatte lo ha condotto. Ma questa confessione assume i toni della farneticazione e Gianni viene ricoverato in una clinica per malattie mentali dove viene suicidato.
La storia richiama alla memoria la misteriosa scomparsa dell’attore Alighiero Noschese che la mattina del 3 dicembre del 1979 si sparò un colpo alla tempia mentre era ricoverato in un ospedale, una clinica privata romana, Villa stuart, per una forte depressione.  
                                                                                                                                   Saverio Albanese
 
–Cast Film “La Voce”, che le cui riprese sono state effettuate a Reggio Calabria e Cosenza–
 
La voce
Italia 2013, 99', DCP, colore
 
regia
Augusto Zucchi
sceneggiatura 
Augusto Zucchi
fotografia 
Aldo Dimarcantonio
Fabio Delle Fratte
montaggio
Eliana Consoni
musica 
Stefamo Conti
Luciano Francisci
scenografia
Stefano Bulgarelli
Erminia Palmieri
Fabio Vitale
costumi 
Agostino Varchi
Susanna Ferrando
interpreti
Rocco Papaleo (Gianni, l´imitatore)
Augusto Zucchi (lo psicanalista Amati)
Antonia Liskova (Gloria, la cantante)
Giulia Greco (Giulia, la figlia)
Franco Castellano (Magistrato De Bartolomei)
Mattia Sbragia (l´uomo dei Servizi Segreti)
Augusto Fornari (il giornalista, collega di Giulia)
Riccardo Polizzi (Manfredi, funzionario televisivo)
 
produzione
BLACKOUT ENTERTAINMENT srl
 
coproduzione
 
Produzione Straordinaria
Nella Italietta dei misteri e degli inganni, la storia di un abilissimo quanto problematico imitatore che viene sfruttato dai Servizi Segreti per fare alcune telefonate con la voce di un Ministro morto d´infarto. A questa prima telefonata, perfettamente riuscita, se ne aggiungono altre sempre più compromettenti e pericolose, fino ad arrivare a un tragico quanto inevitabile finale.
Dichiarazione del regista Augusto Zucchi:
«Ho cercato di raccontare una storia dove la vicenda legata all´azione, al thriller, al noir, lasciasse comunque spazio all´approfondimento psicologico, anzi psichico del personaggio. [...] L´imitazione delle voci attraverso l´uso del telefono, in un momento in cui sulle intercettazioni telefoniche si basa gran parte delle indagini e gran parte dell´interesse e della curiosità mediatica, mi pare di una certa attualità, così come mi pare di forte contemporaneità la tragedia esistenziale di un imitatore che diventando "gli altri", non riesce più a ritrovare "se stesso"». [Augusto Zucchi]
 
Augusto Zucchi si diploma come attore nel 1968 presso la scuola del Teatro Stabile di Genova con Luigi Squarzina e nel 1971 come regista all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D´Amico". Dirige e interpreta numerosi spettacoli tratti da testi classici e contemporanei collaborando con cooperative, compagnie e Teatri Stabili. È autore di numerosi testi teatrali. Insieme a Italo Moscati fonda una compagnia teatrale che si occupa per alcuni anni di teatro di impegno civile. Dal 1979 al 1981 è con Alessandro Fersen, condirettore dello Stabile di Bolzano. Nel 1982 vince il premio IDI per la regia dello spettacolo teatrale Terroristi. Parallelamente all'impegno teatrale, scrive per il cinema e la televisione, interpretando anche numerosi ruoli. Con Carlo Lizzani è coautore della sceneggiatura di Caro Gorbaciov.
                                                                                                                                  Saverio  Albanese

Lo “strano” suicidio di Alighiero Noschese
Il famoso imitatore si sparò un colpo alla tempia mentre era ricoverato, per una forte depressione, in una clinica romana.
Era nato a Napoli nel 1932 ed è morto a Roma il 3 dicembre del 1979. Suicida. E’ Alighiero Noschese. Il grande imitatore dalla vita piena di misteri. La mattina del 3 dicembre del 1979 Alighiero Noschese si sparò un colpo alla tempia mentre era ricoverato in un ospedale, una clinica privata romana, Villa stuart, per una forte depressione. Nella clinica il famoso attore aveva trascorso 22 giorni prima di mettere termine alla sua vita mentre passeggiava nei giardini. Ma come mai era armato? Chi gli ha fornito l’arma e perchè. Ma chi era Alighiero Noschese conosciuto dopo la sua morte come un “maestro” della Massoneria? Della sua vita si sa ben poco. Dopo il suo “strano suicidio” venne alla luce la sua appartenenza alla Massoneria come iscritto numero 343. Ma cosa hanno in comune la sua appartenenza alla Massoneria e la sua morte? Il suicidio dell’artista desta molti dubbi ed angosciose domande. L’attore era stato ricoverato nella clinica per un fortissimo esaurimento nervoso e crisi depressive. Come mai aveva il permesso di girare all’interno della struttura ospedaliera armato di una pistola “Smitt e Wesson” calibro 38 tenuta in una fondina sotto la giacca? Interrogati i sanitari qualcuno ha affermato che il famoso artista era stato autorizzato a portare la pistola perchè in questo modo si sentiva rassicurato. Ma di chi aveva paura Alighiero Noschese? E per cosa. E, principalmente, quali paure hanno spinto il primario della clinica ad accettare che un suo paziente, anche se notissimo, poteva girare nel nosocomio armato?E’ c’ è anche un’altra coincidenza, forse solo tale, una sola “coincidenza”. quando Alighiero Noschese si è “suicidato” nello stesso giorno e nella stessa clinica era stato ricoverato per una operazione alla cistifellea Giulio Andreotti. Solo una coincidenza.Eppure per la circostanza l’intera struttura era sorvegliata e presidiata dai reparti speciali dei carabinieri che poi hanno dichiarato di non aver visto niente e nessuno nei giardini della Clinica. Alighiero Noschese si è sparato nella piccola cappella della clinica nel giardino. E’ mai possibile che i carabinieri non controllavano la piccola chiesetta? Ed è mai possibile che nessuno si sia accorto di nulla e che nessuno ha avvisato i militari della presenza della pistola? Perchè nessuno ha detto nulla ai carabinieri che piantonavano il nosocomio per difendere Andreotti da eventuali attentati? Ed ancora più inquietante, perchè dopo il ritrovamento del corpo ormai privo dio vita dell’artista gli addetti alla clinica impedirono a chiunque di avvicinarsi al corpo? Alighiero Noschese si è suicidato o qualcuno lo ha “aiutato” a farlo? A chi dava fastidio e perchè. Molte le ipotesi ma, nessuna verità è emersa. Si dovrebbe prendere in esame il periodo degli anni di piombo e della successiva strategia della tensione, i depistaggi sulle stragi della prima metà degli anni ‘70. Un generale dichiarò alla rivista L’Espresso che depistare le indagini specialmente sulle stragi si fece ricorso anche a telefonate affidate ad un abile imitatoro abile anche nei dialetti. L’artista doveva imitare le voci di molti politici trai quali l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone e Giulio Andreotti. E Alighiero Nochese aveva proprio come suoi cavalli di battaglia questi due potenti politici.Altro particolare inquietante, tra le stragi c’è quella del treno Italicus del 1974 che vedrà implicato Lucio Gelli iscritto, come l’imitatore ma, l’attore era un massone, anzi un Maestro massonico. Alighiero Noschese si sparò un colpo alla tempio dopo 22 giorni dal suo ricovero lasciando tutti sconvolti ed aprendo un nuovo “mistero” italiano mai svelato.
                                                                                                                                  Saverio Albanese

 
I perché senza risposta del «suicidio» di Alighiero Noschese
 
Il 3 Dicembre del 1979 si suicida l’attore imitatore Alighiero Noschese, iscritto P2 col numero di tessera 343. Sulle liste di aderenti alla loggia sequestrate ad Arezzo al maestro venerabile della P2, di fianco al numero del Noschese compare la dicitura: “morto”. 
 
Il suicidio di Alighiero Noschese genera numerosi dubbi soprattutto per la dinamica dell’accadimento e per le circostanze che lo accompagnarono. Non di meno il contesto in cui questo suicidio avvenne desta molto più di un dubbio. 
Innanzitutto parve (allora come oggi) assai strano che all’artista, ricoverato alla clinica Stuart di Roma per un fortissimo esaurimento nervoso e crisi depressive, fosse permesso di girare per il nosocomio privato con una pistola “Smith e Wesson calibro 38” tenuta comodamente in una fondina sotto la giacca (sic!). Uno dei medici che lo aveva in cura dichiarerà di aver dato la concessione all’imitatore perché “si sentiva più sicuro così”. Ma sicuro da che cosa? Di che cosa aveva paura l’imitatore napoletano da necessitare della compagnia di un “cannone” di quelle dimensioni per sentirsi rassicurato all’interno di un perimetro privato e soprattutto sorvegliato? E poi perché il medico ha acconsentito a questa richiesta? Perché il medico non ha chiesto quali fossero le motivazioni alla base di una paura così forte, qualunque essa fosse? Ed anche se, ipoteticamente, gliele avesse chieste, quali paure possono essere così grandi da convincere il primario di una clinica a far girare un suo paziente armato per il perimetro del proprio nosocomio? 
Altra coincidenza strana è data dal fatto che il giorno del suicidio dell’attore fosse ricoverato nella stessa clinica l’onorevole Giulio Andreotti per un intervento alla cistifellea, e che l’intera area del giardino della clinica fosse presidiata dai reparti speciali dei carabinieri nessuno dei quali vide o sentì nulla.
Ma com’è possibile? Il suicidio avvenne nella piccola cappella della clinica. I reparti dei carabinieri, ipotizziamo, anche se non avessero circondato l’intero edificio avrebbero certamente quantomeno piantonato gli ingressi ed il piano in cui l’onorevole era ricoverato.
E’ mai possibile che nessuno si sia accorto di nulla? E c’è un’altra cosa: possibile che chi dirigeva la clinica non abbia avvisato il capo reparto dei carabinieri che per la clinica girava un uomo armato? C’era l’effettiva possibilità che un rappresentante delle forze dell’ordine avrebbe potuto accorgersi di un uomo dotato di armi nella clinica ed avrebbe potuto pensare ad un attentatore nel qual caso, è facile prevederlo, la tragedia sarebbe potuta scoppiare. Perché nessuno ha detto nulla ai carabinieri ? Ed anche se i carabinieri, per assurdo, avessero saputo della presenza di un uomo armato nella clinica, perché non hanno provveduto a disarmarlo almeno per il periodo di degenza dell’onorevole Andreotti?
Ancora, per più di un’ora sia forze dell’ordine che addetti alla clinica impediranno ad alcuno di avvicinarsi al corpo esanime del Noschese. 
Ma perché avrebbero dovuto “aiutare” l’imitatore a suicidarsi?
Un’ ipotesi la si potrebbe congetturare prendendo in esame il periodo degli anni di piombo e della successiva strategia dei depistaggi per le stragi della prima metà degli anni settanta. Nel giugno del 1981 il settimanale “L’Espresso” intervisterà un generale (il cui nome verrà mantenuto nell’anonimato) il quale rivelerà che per depistare le indagini sulle stragi si fece ricorso anche a telefonate affidate ad un imitatore estremamente abile nell’imitare i dialetti regionali e personaggi politici di spicco quali il presidente della Repubblica Leone e l’onorevole Giulio Andreotti. E forse Alighiero Noschese non era il miglior imitatore sulla piazza? Ed i due personaggi summenzionati non erano forse i cavalli di battaglia di Noschese? E fra le stragi della prima metà degli anni settanta non figura anche quella avvenuta sul treno Italicus del 1974? Proprio le indagini su questa strage porteranno, per la prima volta, Licio Gelli e la sua P2 agli onori delle cronache grazie al lavoro del giudice istruttore di Bologna Vella che nella sua sentenza di rinvio a giudizio per la suddetta strage non esitò a definire la P2 “Il più dotato e valido arsenale di strumenti di eversione politica e morale”. 
E forse Noschese non era iscritto alla P2? Indubbiamente in quella famosa lista ci sarà stato chi nutriva determinate speranze per il futuro del paese (leggasi: svolta autoritaria a destra sotto il protettorato statunitense) e chi invece aderì al solo scopo di fare carriera ma, anche volendo ammettere che l’imitatore abbia aderito per quest’ultimo obiettivo, non mi sembra plausibile pensare a gente che ti aiuta nei periodi bui della professione senza pretendere nulla in cambio. 
                                                                                                                                   Saverio Albanese                                                             
 
Ultima modifica 13 Dicembre 2013
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