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Museo Alfons Mucha a Praga

 Al genio decorativo di Alfons Mucha Praga ha dedicato un museo (www.mucha.cz), omuchaspitato nel settecentesco palazzo barocco Kaunicky dal 1998, lungo sette sezioni accompagna il visitatore in un esaustivo viaggio nella vita e nelle opere del grande artista. Molte le esperienze accrescitive vissute da Mucha, tutte “complici” della sua singolare poliedricità. All’inizio della carriera lavorò a scenografie teatrali, poi divenne decoratore e ritrattista, scultore, pittore, art designer… Avido di sapere, dopo un primo periodo da autodidatta si aprì a ogni tipo di esperienza artistica, anche oltreconfine. Soggiornò e lavorò, tra gli altri, a Parigi, in Tirolo, a Vienna, a Monaco di Baviera, negli States; prima di stabilirsi definitivamente a Praga, dove morì in circostanze misteriose nel 1939 (è sepolto nel cimitero di Vysehrad). Di tutte le sue sperimentazioni e performance artistiche sono però i manifesti e i pannelli decorativi a regalargli grande fama. Tutto ebbe inizio quando, nel 1894 a Parigi, venne incaricato di realizzare il poster pubblicitario dell’opera teatrale “Gismonda”, con protagonista la celebre attrice Sarah Bernardt. Quest’ultima fu così entusiasta di quanto Mucha produsse, che lo ingaggiò per 6 anni, durante i quali regalò all’arte e al teatro opere favolose, tra cui il famoso manifesto per l’opera “La Dame aux Camelias”. Fu perfetto nel raffigurare le figure femminili, nel creare l’immagine della femme fatale, nel tratteggiare donne fluttuanti dalle delicate cromie, avvolte in abiti neoclassici e chiuse in abbracci di fiori. Fu un vero maestro della grafica, cui regalò un’espressione nuova, frutto dell’ispirazione a motivi floreali e moreschi, alla xilografia nipponica e alle campiture di Paul Gauguin (che ebbe occasione di conoscere bene a Parigi). Nel museo di Mucha si ammirano, oltre ai manifesti, il suo manuale per artigiani “Documents Decoratifs” del 1902, i quadri, i disegni, i pastelli, gli schizzi, le fotografie, le litografie, le copertine per riviste. E’ stato ricostruito anche il suo studio, dove usava tra l’altro lasciare sempre qualche spicciolo a portata di mano degli amici squattrinati… Da non perdere anche i pannelli preparatori alla sua ultima fatica: il ciclo di tele “Epopea Slava”, dedicato alla passione del popolo slavo, cui si sentiva molto vicino. La visita si conclude con la proiezione di un video sull’artista e la sua produzione.  

 
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