Nell’agosto del 1999 Bubbio, paese dell’Astigiano, si dichiarò primo Comune anti-trangenico d’Italia. Dopo dieci anni Governo e Regioni (tutte) italiani aprono alle coltivazioni Ogm.
Battaglia persa, dunque? Lo abbiamo chiesto a Gianfranco Torelli, enologo e produttore vitivinicolo, che nel ’99 era vicesindaco di Bubbio e oggi è assessore all’Agricoltura della Comunità montana “Lagna Astigiana Val Bormida”.
A giorni Governo e Regioni italiane avvieranno l’iter per consentire sperimentazioni di coltivazioni di mais modificato geneticamente. La filosofia ogm-free è stata sconfitta?
«Diciamo che ci siamo autoaffondati. In Italia sull’ogm abbiamo fatto gli stessi errori commessi nella gestione dell’energia nucleare.
Nel 1987 il nostro Paese disse no all’energia dell’atomo, poi, però, non si fece nulla per sfruttare le energie alternative e, anzi, si impiegarono sostanziose risorse per acquistare petrolio e energia nucleare da altre nazioni. Risultato: l’Italia ha perso due treni, quello delle energie rinnovabili e quello del nucleare e oggi si ritrova nella condizione di tornare affannosamente alle centrali atomiche. Per gli organismi geneticamente modificati si è fatta la stessa cosa. Dieci anni fa tutti protestarono e salirono sul carro dell’ogm free.
Faceva comodo, era di moda, era conveniente. Poi calò il silenzio e il disinteresse totali. Capipopolo, ambientalisti, salutisti, leader populisti e politici si dileguarono, eclissati, scomparsi, disciolti come neve al sole. Nulla è stato fatto per sfruttare e promuovere davvero le produzioni tipiche, il biologico e le coltivazioni autoctone e naturali.
Così ora si pensa di tornare all’ogm per coprire il gap con altre nazioni e dare un contentino agli agricoltori che stanno combattendo con il crollo verticale delle rese economiche delle varie coltivazioni. Vino incluso. Io, però, sono convinto che questa scelta sarà suicida»
Ma come, l’Italia non è il Paese con il maggior numero di denominazione d’origine?
Direttore responsabile Andrea Novarino
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