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Il Veneto al Salone del Gusto e Terra Madre

veneto 2La Regione del Veneto ha partecipato dal 25 al 29 ottobre al Salone del Gusto di Torino.
Lo spazio espositivo del Veneto ha riproposto una rivisitazione della "piazza veneta", centro caratteristico di molte cittadine della nostra regione dove i prodotti venivano commercializzati, promossi a voce, esposti su caratteristiche bancarelle e degustati in uno spazio osteria in un contesto di operosa vitalita'. All'interno dello stand, nell'area dedicata all'osteria veneta, sono state proposte degustazioni di piatti e prodotti tipici della cultura veneta grazie al coinvolgimento di alcuni ristoratori del circuito Slow Food Veneto e la disponibilita' di Consorzi di tutela e di produttori del bellunese, polesani, trevigiani, veneziani, vicentini e veronesi, che hanno avuto l'opportunita' di far degustare i loro prodotti illustrando contestualmente le loro caratteristiche.
 
Una delle affollate degustazioni nello stand della Regione
Molto ampio il ventaglio dei gusti veneti presentati: vini e formaggi in quantita' e qualita', ma anche riso, salumi e olio, nonche' produzioni locali di nicchia come il baccala', i fasolari (pescatori dell’alto Adriatico), la polenta, il pane biscotto, i dolci, le verdure (radicchio, insalata e aglio) e le noci, e piatti della

tradizione fra i quali abbiamo degustato e imparato ad aprire, gli speciali e gustosissimi conchiglie fasolari :(Callista chione), come tutti i molluschi bivalvi, è caratterizzato dalla presenza di una conchiglia composta da due valve distinte ed incernierate tra loro mediante legamenti ad incastri. Le valve si aprono e si richiudono grazie all’azione di robusti muscoli dorsali detti muscoli adduttori.
 
Il piede si dilata per effetto della pressione sanguigna e assume la forma di una scure, atta allo scavo dei substrati sabbiosi e detritici nei quali l’organismo vive (a profondità che vanno dai 10 ai 20 metri). La taglia, in Alto Adriatico, arriva spesso a 8-9 cm con un peso di 100-150 grammi. La conchiglia è spessa, lucida e finemente striata; ha un colore bruno-rossiccio, bruno-roseo, con le zone radiali più scure ma, a contatto con determinati substrati, può assumere anche colorazioni tendenti al nero. Internamente è biancastra, lucida, con bordi
lisci ed ha una consistenza simile alla porcellana. Altro piatto speciale cuiveneto3 occorre far menzione per ricordarne la lunga storia  è la veronese “Pastissada de Caval”: si  tratta  sicuramente di uno dei più antichi e storici piatti veronesi, le cui origine millenarie si perdono nella notte dei tempi.  Da sempre veneti e veronesi hanno allevato e consumato carne di cavallo. Famosi erano già ai tempi dei veneti antichi le bianche cavalle di razza “licofore” che venivano marchiate con il simbolo del lupo. La leggenda vuole che il piatto sia stato creato, o ritornato in auge, nel periodo  di Teodorico,  re degli Ostrogoti; costui nel 489 sostenne sulla piana compresa tra San Michele e San Martino Buon Albergo una sanguinosissima battaglia contro Odoacre, re degli Eruli. (Ancora negli anni’ 90 sono avute notizie, da parte di contadini e cacciatori, di ritrovamenti di resti di ossa umane).
Terminata la battaglia sul campo giacevano moltissimi cavalli morti; quale migliore occasione per colmare la fame in quei periodi difficili e di magra.
Passati alcuni giorni, i cavalli iniziarono a frollare un po’ troppo e ad emanare cattivi odori, così per sopperire a questo, i veronesi escogitarono di macerare  la carne con molta cipolla spezie e abbondante vino, e  il tutto funzionò. Il successo fu tale che divenne un simbolo della cucina veronese.
Superò indenne anche le proibizioni delle antiche regole Ecclesiastiche che vietavano nel periodo barbarico pena la scomunica, e per i recidivi la morte, di mangiare carne di cavallo considerata “pagana”, essendo il cavallo per i popoli “barbari” non solo una delle principali fonti alimentari, ma simbolo sacro.

 Enoteca Veneta, infine, ha curato' invece la presentazione dei vini del territorio che si sono accompagnati alle degustazioni, fra i quali dobbiamo menzionare la Valpolicella e il Bardolino.

La Regione Veneto,  assieme ad Avepa e Unioncamere del Veneto hanno condiviso l’esigenza di Slow Food di dare visibilità e dignità ai piccoli produttori che si ispirano al principio di un cibo buono, pulito (sostenibilità ambientale) e giusto (responsabilità nei confronti del prodotto e del produttore).

Nello stand anche Veneto Agricoltura con le principali sperimentazioni e ricerche. In particolare, il 26 ottobre alle ore 18.00, presso la Sala Rossa Rio+20, convegno "senza api non c’è futuro" con Lorenzo Furlan, esperto di Veneto Agricoltura.

I presidi Slow Food della Regione Veneto

Slow Food Veneto è un’associazione regionale forte e radicata sul territorio, con le sue 24 condotte, 12 Presìdi e 11 comunità del cibo: queste le cifre che la caratterizzano e che ne fanno, da sempre, un interlocutore del mondo civile e politico regionale sui temi del diritto e della sovranità alimentare, della biodiversità e dell’educazione. Nonostante la mercificazione quotidiana alla quale sono sottoposti l’ambiente, il suolo e le risorse del territorio, il Veneto è una regione ricca di eccellenze paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche. Salone del Gusto e Terra Madre è stata un’occasione per apprezzare il valore del patrimonio regionale ma anche per discuterne problematiche e questioni nello stand di Slow Food Veneto. Ricca presenza di visitatori e curiosi tra le bancarelle espositive dell’area regionale situate nel Padiglione 1 di Lingotto Fiere dove è stato particolarmente apprezzato anche lo stand di Veneto Promozione, che coordina anche la presenza della Regione Veneto e di Unioncamere del Veneto.
I Presìdi Slow Food Veneti
Quasi tutti i Presìdi Slow Food della rete veneta sono  stati presenti alla manifestazione. Visitando l’area regionale dedicata, nel padiglione 1 di Lingotto Fiere, gli ospiti dell’evento li hanno riconosciuti dal colore arancione della bancarella. Ecco l’elenco completo dei Presìdi Slow Food veneti presenti alla manifestazione:
Agnello d’Alpago - comuni di Chies d’Alpago, Farra d’Alpago, Pieve d’Alpago, Puos d’Alpago, Tambre (Bl)
Antico orzo delle valli bellunesi - Valli bellunesi (Bl)
Asiago stravecchio di malga - Altopiano dei sette comuni: Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana, Rotzo (Vi)
Fagiolo giàlet della Val Belluna - comuni della Val Belluna (Bl)
Gallina padovana - provincia di Padova e aree limitrofe
Mais bianco perla - province di Treviso, Padova,Venezia e Rovigo
Monte veronese di malga - Monti Lessini e Monte Baldo (Vr)
Morlacco del Grappa - Massiccio del Monte Grappa (province di Treviso, Belluno e Vicenza)
Oca in onto - province di Treviso, Vicenza e Padova
Pero misso della Lessinia - comuni della Lessinia (Vr)
Riso di Grumolo delle Abbadesse - comuni di Grumolo delle Abbadesse, Torri di Quartesolo (Vi) e Gazzo Padovano (Pd)
               
                                                                           Testo di ANDREA NOVARINO  -  BRUNO MUSSO

Ultima modifica 02 Novembre 2012
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