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INDICE

IL PIACERE DELL’ONESTÀ

FEB 2010



stabile

FONDAZIONE DEL TEATRO STABILE DI TORINO

Stagione 2009/2010 

Teatro Carignano

16 - 28 febbraio 2010 

Leo Gullotta

IL PIACERE DELL’ONESTÀ

di Luigi Pirandello

regia Fabio Grossi

Teatro Eliseo 

Martedì 16 febbraio 2010, alle ore 20.45, al Teatro Carignano di Torino (piazza Carignano, 6), andrà in scena IL PIACERE DELL’ONESTÀ di Luigi Pirandello, con la regia di Fabio Grossi. Lo spettacolo è interpretato da Leo Gullotta, nel ruolo di Angelo Baldovino, affiancato in scena da Martino Duane (il Marchese Fabio Colli), Paolo Lorimer (Maurizio Setti, suo cugino), Mirella Mazzeranghi (Maddalena, sua madre), Valentina Beotti (Agata Renni, la signora) e da Antonio Fermi (cameriere), Federico Mancini (Marchetto Fongi, borsista), Vincenzo Versari (Il parroco di Santa Marta). Le scene e i costumi sono di Luigi Perego, le musiche di Germano Mazzocchetti e le luci di Valerio Tiberi.

Il piacere dell’onestà - prodotto dal Teatro Eliseo - sarà replicato fino a domenica 28 febbraio 2010. 

Leo Gullotta, che nei tre anni di tournée con L’uomo, la bestia e la virtù ha ottenuto uno straordinario successo di critica e di pubblico, torna a Luigi Pirandello diretto ancora da Fabio Grossi, incarnandone uno dei personaggi più articolati e impegnativi, Angelo Baldovino, nobile decaduto, chiamato a salvare il decoro di una giovane, incinta da un nobile non libero. Gullotta sfrutta al meglio le proprie doti di interprete per rendere in scena la complessità del personaggio di Angelo, a cui attribuisce una attualità inconfutabile: «La commedia - commenta - sembra scritta ieri mattina: certe storture sono le stesse che affliggono la nostra povera umanità». 

«Portata per la prima volta in scena - scrive Fabio Grossi nelle sue note allo spettacolo - il 27 novembre 1917 da Ruggero Ruggeri con la sua compagnia nel teatro Carignano di Torino, Il piacere dell’onestà, il cui disegno drammaturgico è tratto dalla novella Tirocinio del 1905, racconta di Angelo Baldovino, uomo fallito e di dubbia moralità, che accetta solo per il piacere dell’onestà di sposare Agata, ragazza di buona famiglia che aspetta un bambino da un uomo maritato, il rispettabile marchese Fabio Colli.

Onestà, parola di grande effetto per il periodo in cui Pirandello concepì la sua opera, parola di lacerante contesto in questa nostra travagliata epoca, dove prodotti e momenti di vita vissuta vengono modificati in maniera cangiante e definente, sull’orlo di un dramma che si pone di fronte all’eterno aut aut di una società alla ricerca di un’equa liceità. Per questo l’elaborazione da me curata, elimina tutti quei termini che oggi giorno risulterebbero obsoleti e poco rapportabili ad una situazione di verità. Proprio questa verità, sarà il veicolo per comunicare quello che il pensiero pirandelliano ha voluto trasmettere nell’epoca del suo essere concepito.

Nella visione pirandelliana, il nostro protagonista nell’indossare il costume dell’Onesto, adotta il colore del diverso, in una fauna di anime mostruose, e la condotta morale del Baldovino diventa da questo momento inattaccabile e questi si chiude dentro la propria onestà sfidando convenzioni sociali ed egoismi personali. Il suo arrivo in questa famiglia, composta da bei involucri senza contenuto, sarà stridente fin dalla prima scena. Una casa, questa, dove l’apparire conta molto più dell’essere, non a caso le sue pareti vivono della trasparenza atta a mostrarsi come si pensa che gli altri desiderano.

Una società, immutata nei tempi, da quelli passati a quelli odierni, che ha paura della diversità, perché essere onesti significa essere diversi, e che fa del tutto per annichilire l’elemento considerato spurio con tutti i mezzi, anche quelli più perversi.

Messo alle strette nella manovra estrema di farlo contravvenire alle proprie responsabilità, Angelo Baldovino continua a mantenere intatta la propria ‘maschera’ di uomo onesto, finendo così per mettere spietatamente a nudo la disonestà di tutti gli altri. Una pseudo legittima unione, quella che Pirandello usa per dimostrare come l’essere e l’apparire siano in realtà categorie senza alcun valore, frutto unicamente delle convenzioni e del conformismo della società.

Come nel precedente lavoro del maestro agrigentino, affrontato con Gullotta, L’uomo, la bestia e la virtù, l’uso ideale della maschera per far fronte alle perbenistiche convenzioni di una società, si ripropone con forza». 
 
 

INFO BIGLIETTERIA:

Biglietti: Intero €  29,00

Recite: da martedì 16 a sabato 20 febbraio 2010, ore 20,45. Domenica 21 febbraio, ore 15,30. Lunedì 22 febbraio, riposo. Da martedì 23 a sabato 27 febbraio, ore 20,45. Domenica 28 febbraio, ore 15,30.

Biglietteria del Teatro Stabile - Teatro Regio, piazza Castello 215, telefono 011 8815241/242 (orario dal martedì al venerdì 10,30/18,00. Sabato 10,30/16,00).

Nei giorni di recita è  possibile acquistare i biglietti alla cassa del Teatro un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Vendita telefonica: telefono 011 8815270, orario dal lunedì al venerdì 9,00/12,00.

Vendita on-line: www.teatrostabiletorino.it - info@teatrostabiletorino.it

 

 


Direttore responsabile Andrea Novarino reg. tribunale di Torino n° 5930 del 17/01/06
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