MetropolNews

17:5228102020

Ultimo Aggiornamento01:04:45 PM GMT

Back Turismo Viaggi ARGENTA fascino tra acqua e storia

ARGENTA fascino tra acqua e storia

imagesCAEYSUGA
Con i suoi 311 Kmq di superficie Argenta è uno dei comuni più estesi d’Italia, dotato di un ricco patrimonio ambientale e storico, ad iniziare dal Museo delle Valli di Argenta nel Casino di Campotto che è la porta d’ingresso al Parco come Centro organizzativo e Centro visite.
Il nome Argenta deriva da Arientea raffigurante forse lo scintillio delle foglie del pioppo bianco o la gibigiana del riverbero solare sulle

untitled3333imagesCA3CHVQF

acque distese. La città ricade nella Romània Bizantina ed è citata nei papiri diplomatici ravennati come presidio del Delta padano, come una formazione composta da 200-500 militari provenienti dal monte Argentina (attuale Bosnia-Erzegovina) impegnata nella riorganizzazione del potere esarcale di Ravenna, che rientra sotto Ferrara in età moderna, dalla Signoria Estense in avanti. La PADUSA è l’antico nome del territorio che comprende le paludi del Delta del Po e le grandi superfici d’acque dove la vita dell’uomo è molto dura. Prevale la cultura materiale dal Medioevo al XX secolo con un’economia prettamente domestica, sia ferma una figura di lavoratore che domina le asperità della valle (lo scariolante o scariulent) nei movimenti di terra per la bonifica e nelle inalveazioni di canali e fiumi, mentre il VALLAROLO (valaròl) nella raccolta di erbe palustri come la canna di palude , la tifa e l’indaco bastardo. I boschi planiziali servono sia per la realizzazione degli orti sia per la costruzione di pianificazioni edili e a protezione di argini e strade, minacciati dall’impetuosità delle acque. La caccia e la pesca sono attività che consentono la sopravvivenza, affermando i profili di una civiltà delle acque e della gastronomia locale basata sulle sue risorse. Il viaggio terrestre in queste zone e nelle località limitrofe più importanti (Bologna, Ferrara, Venezia e Ravenna) è stato per molti secoli esperienza faticosa e difficile su terreni paludosi, nell’intrecciarsi di canali, fiumi e specchi d’acqua che tendevano insidie ad ogni forma di trasporti, ma grazie allo sviluppo delle conoscenze tecnico-scientifiche in materia topografica, geologica e di idrodinamica e ingegneria civile, non garantì comunque una completa ed efficace salvaguardia del territorio che avverrà solo con le massicce opere del Novecento, nella lotta degli uomini contro il potere distruttivo delle acque. Il Consorzio della Bonifica Renana dall’anno di nascita, il 1909, ha compiuto un’opera di bonifica straordinaria affrontando le emergenze idrauliche della natura, aprendo una lista innumerevole di cantieri per sostenere le risorse idriche
 
Significativa è la carta dell’Oasi naturalistica di Campotto che rappresenta i quattro scenari dell’affascinante paesaggio delle Valli di Argenta essa ci presenta un’ampia panoramica sull’evoluzione dell’ambiente naturale nei quattro habitat: lamineto, (una porzione espansa di foglie, nel microcosmo magico di “Mignolina), canneto (apparato radicale sommerso e gran parte del fusto emerso), bosco igrofilo (si estende tra Campotto e Vallesante, denominato Bosco del Traversante) e prato umido (all’aumentare delle acque, ricco di limicoli, uccelli e ardeidi, in una ventina di specie).
Varie sezioni illustrano il mondo degli insetti, l’ornitofauna e le attività artigianali legate al rapporto con l’acqua dello scariolante e del vallarolo con gli attrezzi per raccogliere le erbe palustri e le barche da pesca. All’interno dell’Oasi è presente la ninfea bianca, dove nidifica il mignattino piombato, con nelle vicinanze un prato umido con uccelli limicoli e la cassa di espansione di Bessarone che serve per il bilanciamento del livello delle acque ed essendo la più recente è meno vegetata. Oltre ad essere un Centro di Educazione Ambientale riconosciuto dalla regione Emilia-Romagna, permette di rivivere en plein air, nell’affascinante sala multisensoriale, le atmosfere di una giornata all’aperto con cambiamento di colori, sfumature e odori per coinvolgere il visitatore nelle fragranze, voci e suoni di creature che si muovono dall’alba alla notte, percorrendo le stagioni. L’altra zona umida ad acqua dolce e la VALLE SANTA dove si possono ammirare estesi canneti, lamineti e nannufero e un prato umido, rendendo possibile agli appassionati naturalisti osservare le differenze nella composizione faunistica e floristica fra i due ambienti. Nella sezione antropologica del Museo delle Valli si coglie prima della conoscenza la sensibilità e l’intuizione con sollecitazioni sensoriali e intuitive che diventano sapere, così c’è un immediato invito didattico con un racconto che definisce la fisionomia del territorio che non si esaurisce e collima con l’intenzione di lavorare, fare impresa, attrarre persone e idee. Il mix tra racconto popolare, letterario e fiabesco permette a Olao Mingozzi, uno degli ultimi vallaroli di portare oggetti domestici in rilievo, con il dominio di quelli legati alla pesca, con  la raccolta di erbe palustri e costruzioni di capanni che nel periodo della bonifica verranno soppiantati solo dai materiali sintetici del Novecento. Accanto al racconto fantastico troviamo la rigorosità scientifica del Life Natura di Campotto. Il Museo delle Valli nell’Ecomuseo è Centro di Educazione Ambientale sin dal 1996 con la recente legislazione e riorganizzazione regionale dei Centri di
Educazione alla Sostenibilità esso è divenuto dal 2012 CEAS intercomunale con le strutture territoriali dei Comuni di Argenta, Mesola.
Il Museo della Bonifica renana è un esempio di archeologia industriale dove macchine storiche si integrano con la struttura tecnica del cantiere attivo. In questo stabilimento in stile liberty il Consorzio assicura la gestione dell’acqua di pioggia mantenendo il presidio idrogeologico in montagna e curando la rete idraulica in pianura, garantendo il deflusso delle acque piovane e fornendo acqua per usi irrigui e produttivi ai territori della bassa pianura bolognese. Dal XVI secolo in avanti la situazione idrica della pianura bolognese è documentata da una serie di carte che seguono l’evoluzione delle tecniche di rilevazione cartografica. L’acqua e le valli prima dell’utilizzo delle grandi idrovore erano forse involontariamente associati alla Palude tenebrosa in cui il protettore di Ferrara, San Giorgio, che in queste terre segue la mitologia classica attraverso l’iconografia bizantina raffigurante il martirio sulla ruota dentata, nel portale dell’ononima Pieve medievale al di là del fiume. La narrazione orale si popola di eventi minacciosi che ricordano il diluvio biblico, come di creature insidiose che si nascondono nel bosco tenebroso, come nelle fiabe di Andersen e dei fratelli Grimm, per evolvere nel finale fiabesco e ristoratore del Principe liberato dal malefico incantesimo e alla fata Mignolina che abita in un guscio di noce, protetto proprio dalle larghe foglie della ninfea bianca. Nella letteratura si trovano sia esempi di “livida palude”, con la figura del mitico nocchier Caronte che trasporta i dannati nell’Inferno dantesco, sia nell’incanto delle “chiare, fresche et dolci acque” de il “Canzoniere” di Petrarca. In questo scontro violento e affabulatorio tra creature divine e benefiche e quelle malefiche e malevoli emerge la fauna delle fiabe di Esopo, Fedro o La Fontaine, o l’augurio popolare del Ragno d’oro, inventato dagli scariolanti, fino agli insetti di un Bug’s Life contemporaneo espressione della complessità e densità che affiora dall’acqua.. Sia la storia mitologica sia quella reale dei grandi eventi, emerge, assieme alla quotidianità nelle scelte museali dei Musei delle Valli e della Bonifica, consentendo di affermare e produrre esperienza fedeli al motto gucciniano tratto da “Parnassius Guccini” riferito all’acqua: “ ..lo senti che è il centro di questo confuso e magico organismo vivente…” L’accesso al Museo si presenta subito imponente e permette di apprezzarne il fascino e l’unicità, con la visita che si articola in un percorso variegato, ad iniziare dal plastico che mostra il fiume Reno con le casse di espansione e il mare, capolinea delle acque, con gli oggetti posti lungo il percorso della “Passeggiata delle macchine”, con numerose attrezzature che hanno ormai esaurito il loro compito (tra i più curiosi la bocca di mandata di ferro corrosa da acqua e tempo, il trenino a scartamento ridotto con i decauville che sfrecciavano carichi di terra, le lame da sfalcio per la pulizia dei canali eseguita manualmente, la macchiona battipali o antenella di cui si servivano già i Romani, utilissima fino allo scorso secolo per piantare pali a sostegno di edifici e argini). Il Consorzio della Bonifica Renana si adopera per permettere all’impresa dello scorso secolo di non essere vanificata. Il cuore dell’impianto è la sala pompe in cui si trovano le pompe e i motori elettrici che sollevano le acque del fiume Lorgana immissario raccolte dai terreni bassi e le immettono nella grande vasca di mandata, da qui defluiranno nella cassa di espansione di Campotto e nel fiume Reno e si erge maestosa sul fiume Lorgana, con sei idrovore all’interno della sala capaci di sollevare anche 9.500 litri d’acqua al secondo, per la sicurezza dei territori bassi a monte dell’impianto. Il percorso permette di raffrontare passato e presente, e passando accanto ad un rifugio della Seconda Guerra Mondiale a fianco dell’attiguo fiume Lorgana, troviamo un collegamento con le protezioni attuali. Vicino alle idrovore di Saiarino, costruite nel 1923, è installata una “girante” che soleva l’acqua aspirata dalla sottostante vasca d’arrivo del canale Lorgana.  Le sei grandi macchine della sala furono prodotte dalla Franco Tosi di Legnano, azienda protagonista della rivoluzione industriale italiana, fondata nel 1882 per produrre locomotive e caldaie a vapore. I motori elettrici a trifase, richiedevano l’alimentazione dello “statore” che doveva essere alimentato da una dinamo con corrente continua a 110 Volt, spinta da elettrodi che determinano il passaggio di corrente alternata (DIODO) in senso unidirezionale. L’idrovora funziona secondo i livelli di canale dio arrivo, con la misurazione delle acque compiuta con un LIMNIGRAFO che misura i livelli idrometrici a monte a a valle dell’idrovoro e tramite un galleggiante registra con un tamburo rotante che aziona un congegno ad orologeria a durata settimanale. Lo strumento del 1925 funziona ancora e permette la misurazione a ultrasuoni e la trasmissione radio, oltre alla registrazione informatizzata.  La visita del museo si conclude nella vecchia centrale termoelettrica, oggi in parte inattiva, con l’accostamento tra vecchio e nuovo, museo e cantiere, in un susseguirsi di nuove installazioni ed ambienti di lavoro. Al piano terra si trovano le immagini del 13 giugno 1925, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, e dei prigionieri austro-ungarici che contribuirono ai lavori durante la Prima Guerra Mondiale, e un inedito filmato degli anni ’20 che testimonia le grandi fatiche di cui furono protagonisti gli scariolanti di allora. La centrale termoelettrica è stata costituita per produrre autonomamente corrente e in casi eccezionali in cui questa veniva a mancare causa la piena. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la centrale ha fornito un grosso aiuto per illuminare il paese di Argenta, colpito dal bombardamento . Nella sala successiva c’è la grossa statua di Giovan Battista Aleotti, nato ad Argenta, vissuto alla corte estense di Ferrara, che fu un architetto che nel corso della vita si occupò dei problemi legati alle acque e che attanagliavano Ferrara, compiendo grandi lavori progettuali che alzando lo sguardo trovano la rappresentazione nell’imbarcazione che ci fa comprendere l’attualità dei problemi legati alle inondazioni. Il viaggio si conclude ammirando tutto il lavoro di posa in sicurezza del territorio con le porte vinciane, i lavori di fortificazione degli argini, la grande fornace di Campotto e la Pieve di san Giorgio, che superando numerose difficoltà è sopravvissuta al sovrabbondare delle acque, modificando il piano di campagna alzandolo di tre metri, e nonostante questo dopo 1500 anni di storia dimostri la perseveranza che l’uomo ha avuto nel convivere con le acque. Si conclude così il percorso dedicato alle bonifiche, tra vecchio e nuovo, passato e presente nell’aver mostrato ampiamente il conflittuale rapporto tra uomo e natura. La sala dedicata, infine, al Museo dei Piccoli mostra il mosaico di indovinelli, filastrocche e disegni, a scoprire il ricco mondo animale e vegetale che popola la valle per rivelare la sua storia e le tradizioni. I piccoli non solo visitatori ma protagonisti del Museo nel filmato dove con il loro linguaggio e le loro espressioni il complicato funzionamento del sistema di bonifica meccanica, non spettatori passivi ma protagonisti della storia con il gioco. L’obiettivo è di trasmetterà ai bambini che visitano i musei le tematiche e i concetti salienti dal punto di vista naturalistico, storico-antropologico e di gestione idraulica in modo accattivante.   Le attrattive presentano anche il notevole Museo della DELIZIA ESTENSE di Benvignate e il villaggio rurale di Anita.
La Riserva naturale speciale di Alfonsine è costituita da tre porzioni: una zona umida d’acqua dolce in cui fare birdwatching per osservare aironi cinerini, garzette, nitticore, cormorani, gallinelle d’acqua, svassi e anatre tra biancospini, prugnoli e aceri campestri; un boschetto idrofilo ricco di ardeidi che nidificano in colonia disseminato del grazioso campanellino estivo; una fascia boscata ripariale di pioppi e salici bianchi tra cui spunta la liquirizia e nidificano il gufo, il picchio verde e il picchio rosso maggiore e fioriscono orchidee selvatiche e tulipani di campo e in primavera svolazzano variopinte farfalle.
Nel cinquecentesco Palazzone di Sant’Alberto ha sede il Museo Natura con la preziosa collezione ornitologica Brandolini e reperti di anfibi, rettili, fossili, conchiglie, insetti e farfalle e un ampio laboratorio didattico. Col traghetto storico si attraversa il fiume per entrare nella penisola di Boscoforte, cordone dunoso che si incunea dall’argine del Reno verso Comacchio, caratterizzato dalla presenza di acqua dolce e salmastra, dove vive una colonia di cavalli Camargue allo stato brado. Tra canneti e salicorneti affioranti dalle barene, volano e nidificano volpoche, avocette, spatole e fenicotteri. È sito di importanza comunitaria 
Il territorio è disegnato dall’acqua, sottratto alle paludi con opere di bonifica e restituito allo stato primigenio con i suoi boschi planiziali, le foreste allagate, le zone umide di acqua dolce, salata e salmastra e una gran varietà di ecosistemi ricchi di biodiversità animale e vegetale. Le comunità che fluivano nei territori lungo i corsi d’acqua sono quelle di MASI TORELLO, OSTELLATO, PORTOMAGGIORE e VOGHIERA, con i due fiumi SANDALO e PRIMARO che sono alla confluenza di un asta fluviale-idraulica che conduce al mare tutelando il territorio di Ferrara e delimitandolo in “alto e “basso” ferrarese. Da segnalare lungo il territorio le Anse Vallive di Ostellato (oasi di protezione della fauna) nel  Museo del Territorio, quelle di Porto vicino al Bacino di Bando (protezione della CICOGNA BIANCA), i resti archeologici di Fadieno con una necropoli della famiglia a Portomaggiore, con il sepolcreto nell’attigua Gambulaga e il sarcofago di Voghiera con l’annessa epigrafe attribuita all’imperatore Traiano la Delizia Estense di Belriguardo feudo degli Este
In 54.050 ettari sono presenti 297 specie di uccelli, 374 di vertebrati, 53 di pesci, 10 di anfibi, 15 di rettili, 41 di mammiferi, 1000 specie di piante in una varietà di ambienti che rendono antico, e tuttavia mutevole, il paesaggio.
 
                                                                                                          Andrea NOVARINO
Valuta questo articolo
(0 Voti)